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I bambini inseriti nel programma pilota della Ward + Robes hanno dimostrato subito di essere più fiduciosi e felici e, infatti, si prevede una diffusione di questa iniziativa in tutto il Canada.

The first nursing uniforms were made up of a dress, an apron with a nursing cap, given that nurses were taking the duties of nuns their dresses were made to look like that of the nuns, nurses in other hospitals could also be seen using nurse pins instead of nurse caps and some of them even had more chobbler style aprons. Till today these type of nurse dresses are still worn in many countries.
Are scrubs only for nurses
Scrubs can be mostly seen on nurses compared but are also worn by surgeons, physicians and other workers in the patient care services.
Hospital scrubs  are designed to be simpler and has pockets that help carry your equipments around, these makes it as important to other people in the health department as it is to nurses especially surgeons who need a place to keep some tools when carrying out their jobs. Surgeons also come more in contact with blood tissues when carrying out an operation so it easier for them to get rid of it their scrubs after that.

Molte persone dicono di riporre più fiducia in un medico che li accoglie indossando un camice bianco, quando se lo trovano davanti per una visita in ospedale o in ambulatorio. Il camice comunica una maggiore idea di professionalità e attenzione all’igiene da parte di chi lo indossa, ma secondo diverse ricerche condotte negli ultimi anni i camici possono essere il principale veicolo di contaminazioni da virus e batteri, perché non sono lavati molto spesso ed entrano in contatto con molti pazienti e i loro microbi.
Scarsa pulizia

Alcune di queste contaminazioni sono inevitabili e portano in poche ore alla formazione di colonie sui tessuti dei camici, cosa che accadrebbe anche sugli abiti del medico nel caso in cui non indossasse il camice. Altri, invece, impiegano più tempo e la loro presenza potrebbe essere evitata con una regolare sostituzione e pulizia dei camici. Ma una serie di studi condotti sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito ha mostrato come la pulizia dei camici sia spesso trascurata. La maggior parte dei medici non li lava più di una volta a settimana, mentre il 1per cento usa lo stesso camice per più di un mese prima di lavarlo.
Il problema è che molti medici vedono il camice come uno strumento per proteggere i vestiti che indossano, più che come una soluzione per ridurre il rischio di contaminazioni per il paziente. Indossando i loro abiti sotto al camice, ritengono che questo si sporchi poco (difficilmente entra in contatto col sudore di chi lo indossa, per esempio) e che quindi non sia necessario lavarlo con grande frequenza.
L’impiego di particolari tessuti, trattati per essere antimicrobici, potrebbe contribuire a ridurre il problema, almeno secondo uno studio. Il trattamento rende la vita più difficile ai batteri, anche se alcuni ceppi riescono ugualmente ad attecchire e a riprodursi molto velocemente in poche ore, anche durante un singolo turno del medico.
Maniche lunghe e corte
Una ricerca condotta lo scorso anno ha messo a confronto i camici con le maniche lunghe con quelli con le maniche corte, per vedere se ci fossero differenze nella frequenza delle contaminazioni dei pazienti. Come era già stato dimostrato da altri studi, le maniche corte si sono rivelate utili per ridurre le contaminazioni.
Secondo i ricercatori, le maniche corte rendono più semplice la pulizia delle mani e dei polsi, rendendola più frequente. Le maniche lunghe, al contrario, hanno più probabilità di entrare in contatto con i pazienti, favorendo il passaggio di batteri e virus da uno all’altro. Anche per questo motivo molte associazioni di medici consigliano di utilizzare camici con le maniche corte o che arrivino a metà avambraccio.

Sale operatorie È comunque importante fare una distinzione: il problema riguarda i camici che i medici utilizzano nei loro studi, negli ambulatori e talvolta in corsia, non quelli che sono utilizzati nelle sale operatorie. In quel contesto, dove la sterilizzazione degli strumenti di sala è essenziale, i chirurghi lavorano utilizzando camici sterilizzati riutilizzabili o usa e getta. Utilizzano inoltre guanti e seguono procedure piuttosto articolate per lavarsi le mani e gli avambracci. L’obiettivo è ridurre al minimo il rischio di contaminazioni, anche se talvolta ci sono trascuratezze o si rendono necessari interventi estremi per risolvere problemi imprevisti e garantire la sopravvivenza del paziente.
Colloqui con i medici
In ogni reparto, i degenti ed i familiari possono sempre ottenere informazioni sullo stato di salute: nei reparti è affisso l’orario di ricevimento dei medici o possono essere chieste indicazioni in proposito al personale infermieristico.Non è invece possibile ottenere informazioni telefoniche sul proprio stato di salute.

In Cina, precisamente a Wuhan, la città da cui è partito il coronavirus, è stato aperto un reparto ospedaliero per pazienti non gravi interamente gestito dai robot, che fanno tutto dall’assistenza ai pazienti alla pulizia del reparto.
Lo riporta il magazine britannico New Scientist, secondo cui il marzo, 200 pazienti con segni precoci di infezione sono stati accompagnati nel “reparto robotico”, allestito in un centro sportivo della città convertito a ospedale.

Il reparto, che prima era gestito da personale umano, è stato allestito per essere diretto dai robot nell’ambito di un test pilota coordinato dall’ospedale Wuhan Wuchang (il nosocomio al centro dei primi sforzi per contenere l’epidemia, il cui direttore, Liu Zhiming, è morto il mese scorso), insieme all’azienda di robotica CloudMinds e a ChinaMobile, azienda di telefonia cinese.
I robot che lavorano nel reparto sono in parte umanoidi – con testa e corpo e ruote al posto delle gambe – in parte sono dei contenitori muniti di ruote. Questi speciali “camici bianchi” sanno muoversi in totale autonomia nel reparto perché, prima del loro insediamento, gli ingegneri ne hanno mappato ogni angolo e programmato i robot con queste mappe.
Portano farmaci e cibo ai pazienti, i quali sono monitorati dall’esterno dai medici e dagli infermieri (con apparecchi che registrano temperatura, battito cardiaco e altri parametri vitali).
Se i pazienti guariscono vengono dimessi, se si aggravano vengono trasferiti in reparti normali. Bill Huang, amministratore delegato di CloudMinds ha dichiarato che il reparto rappresenta un test pilota per iniziative future. «E’ il primo reparto cinese interamente gestito da robot – afferma – un’opportunità per testare la capacità di testare la tecnologia».

Pubblicato il: 21/05/20114:4(Adnkronos Salute) – ‘Mister e miss fascia gialla’ per gli infermieri alle prese con la preparazione dei farmaci, ma anche una spilla azzurra da fissare sul camice, che ricorda un po’ una celebre campagna pubblicitaria ‘porta a porta’ di qualche anno fa: ‘Chiedimi se mi sono lavato le mani’. Sono solo alcune delle iniziative adottate in questi anni all’ospedale pediatrico Bambino Gesù per ridurre gli errori e le infezioni ospedaliere. “Il rischio zero è un obiettivo difficile e ambizioso, ma specie in una struttura come la nostra, con 50 letti in terapia intensiva e più di 100 in semi-intensiva, ma noi puntiamo allo zero”, spiega all’Adnkronos Salute il direttore sanitario Massimiliano Raponi. Proprio con questo obiettivo sono nati la fascia gialla, il progetto casco blu e le spille per il lavaggio delle mani. “Il percorso anti-errori è partito nel 200con tappe: identificazione del rischio, valutazione, prevenzione e monitoraggio”, racconta Raponi. “Con l’impegno di tutti, i risultati si sono visti: la prevalenza delle infezioni ospedaliere è passata da 7,su 100 ricoverati nel 200a 2,nel 2013”, mentre per i pazienti ad alta complessità la percentuale è arrivata allo zero. “I rientri non programmati in sala operatoria per trimestre sono scesi da 8,7a 2,6per mille interventi nello stesso periodo”. Tanto che l’ospedale del Gianicolo è stata la prima struttura pediatrica del Paese a ricevere l’accreditamento da parte della Joint Commission International (Jci), il principale ente di accreditamento a livello internazionale in ambito sanitario. His explanation. “Abbiamo studiato i ‘punti deboli’ del processo: uno era il lavaggio delle mani, l’altro il momento della preparazione e somministrazione dei farmaci. Per incentivare il lavaggio mani abbiamo realizzato delle spillette con un rubinetto che irrora le mani e la scritta ‘chiedimi se mi sono lavato le mani’, da mettere sul camice. L’idea era che i piccoli pazienti e i genitori raccogliessero l’invito e aiutassero i dottori e gli infermieri a migliorare in questa procedura chiave”. “Il sistema ha funzionato. Anche perchè abbiamo creato un Comitato integrato con medici, clinici, infermieri, ingegneri sulla qualità. E alzato il livello di attenzione nei reparti istituendo il ‘casco blu’: un medico o infermiere che all’insaputa dei colleghi monitora il lavaggio mano in ogni struttura. La percentuale è vicina al 90% ma puntiamo al 100%”. Per tutelare il momento della preparazione dei farmaci, invece, si è pensato a una specie di fascia da miss: una striscia gialla con scritta blu ‘Non disturbare’. “L’idea è che quanto l’infermiere sta preparando e somministrando un farmaco non bisogna distrarlo, per nessun motivo”, spiega Raponi.
Se all’inizio gli operatori erano un po’ perplessi, poi l’idea della fascia ha preso piede. E sembra che a testarla siano stati anche alcuni dirigenti, che iniziavano a fare domande agli infermieri: la consegna era di ignorarle.Con il passare del tempo la fascia di ‘miss e mister farmaco’ è diventata popolare. “Avevamo proposto anche una fascia in fronte in stile ‘banzai'”, scherza un’infermiera con l’Adnkronos Salute. Poter essere tranquilli e senza distrazioni è importante per garantire l’accuratezza di preparazione e somministrazione dei medicinali, e gli operatori sono stati i primi a sperimentare la differenza. Nei reparti e nei corridoi sono inoltre stati affissi cartelli con il ‘segnale germi’ (non si può entrare se non sono state rispettate particolari procedure), rivolti a operatori e familiari dei baby pazienti, e cartelli che spiegano ai genitori e ai bambini alcune regole per ridurre i rischi in ospedale, dalle cadute, alle infezioni. “Migliorare ancora è possibile, ma occorre la collaborazione di tutti”, conclude Raponi..

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